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Dalla terra del Sol Levante all’Italia; così si è diffuso il fenomeno di autoreclusione che sta colpendo i giovani in maniera allarmante.

Si chiudono in casa e non vogliono uscire, fanno della loro camera il proprio mondo e il proprio habitat, al posto dei peluche, i video games, fumetti e social network: sono i nuovi adolescenti che rifiutano il mondo, gli Hikikomori, coloro che hanno scelto una condizione di auto reclusione permanente e, quindi, il ritiro dalla vita sociale.

L’articolo si propone di affrontare la tematica definendo il fenomeno al fine di individuare le prime manifestazioni e tutelare i nostri figli da un fenomeno che affonda le radici in una cultura rigida e metodologica, altamente competitiva e carrieristica. Trascurando talvolta i loro bisogni, infatti, essa li induce a sentirsi inadeguati per un mondo fatto di aspettative e pressioni esterne che non sempre risultano essere gestibili. La conseguenza di tutto ciò si configura come “Social withdrawal”, ossia una condizione sociale caratterizzata prevalentemente da sentimenti di solitudine, isolamento, ritiro dalla società e dalle relazioni interpersonali.

 Il termine Hikikomori è stato formulato dallo psichiatra Saito Tamaki (Direttore del Dipartimento psichiatrico dell’Ospedale Sofukai Sasaki di Chiba) negli anni Novanta del secolo scorso. Il ministero giapponese della salute definisce così gli Hikikomori “individui che rifiutano di uscire dalla casa dei genitori, isolandosi nella propria stanza per periodi superiori ai sei mesi, con la possibilità che la permanenza in autoreclusione si prolunghi per un numero non breve di anni, in una condizione di stabile dipendenza economica dalla famiglia”. L’universo simolico della stanza chiusa può assumere significati contrapposti: luogo di rifugio o luogo di prigionia (Teo, 2009). 

 Chi si chiede: come mai il fenomeno si delinea allarmante? Quanti e quali sono gli adolescenti a rischio?

 

 

L’identikit del giovane Hikikomori si esprime attraverso le seguenti caratteristiche:  giovani tra i 14-30 anni, di estrazione sociale medio-alta, nel 90% dei casi di sesso maschile (anche se la presenza femminile pare in aumento del 10%) per lo più figli unici di genitori entrambi laureati  e senza la possibilità di occuparsi a pieno della crescita dei figli(S. Moretti, 2010). Il fenomeno si paragona ad una epidemia poichè gli Hikikomori attualmente riconosciuti sono circa 2 milioni (1/1000 della popolazione mondiale). In Giappone i numeri salgono a più di 500.000 mentre in Italia,negli ultimi anni, i casi sono 100.000.


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